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Villa Farsetti

Filippo Farsetti, fortemente suggestionato dalla magnificenza e dallo splendore della reggia di Versailles, iniziò dagli ’40 del ‘700 ad immaginare un complesso simile alla residenza francese a Sala. Accanto a quell’esempio ne aveva molti altri: villa Pisani di Stra e le ville che vide durante il suo soggiorno a Roma (villa Corsini, villa Valenti, villa Albani). Prima della sua partenza, nel 1749, si sa che egli fece costruire la gastaldia, primo edificio del complesso a vedere la luce.

A Roma il Farsetti fu particolarmente suggestionato dalla residenza del cardinale Alessandro Albani.L’Albani, nella costruzione della sua villa, volle utilizzare una grande quantità di reperti e di opere d’arte antiche che aveva raccolto; tali pezzi dovevano essere collocati secondo la disposizione e l’uso che si riteneva avessero in origine, ricreando l’atmosfera delle antiche ville romane.

Il Farsetti volle seguire la strada tracciata dal cardinale Albani, ma in un modo ancora più ambizioso. Nella sua tenuta di Sala egli voleva rievocare tutti i principali edifici dell’antica Roma: il foro, il Campidoglio, l’anfiteatro, la naumachia, la piramide cestia, gli acquedotti, i templi, i palazzi imperiali, ma anche un tratto di strada consolare, un ponte trionfale e le rovine di un circo. Tutto ciò non solo per diletto personale, ma soprattutto con una funzione didattica. Voleva inoltre creare un meraviglioso giardino, concepito però anche come un orto botanico: iniziò quindi a collezionare ogni sorte di specie botanica.

I lavori per la costruzione della villa iniziarono nel 1753 e nel 1755 abbiamo notizie dell’architetto Posi -progettista della villa- a Venezia e a Sala. Fece costruire per primi l’orto botanico, le due cedrare, la stufa botanica, orti, la ghiacciaia e il bosco montan. In seguito si occupò della costruzione dell’anfiteatro e dell’osteria (attuale Municipio). Sempre in questo periodo venne realizzato il giardino antistante alla villa.

Seguirono poi i lavori di realizzazione della naumachia, del Campidoglio e dei resti del tempio di Giove Tonante. Negli anni successivi l’attenzione si pose sulla creazione dei giardini.

Nel 1766 Filippo si recò nuovamente a Roma, per concludere le pratiche relative alla secondogenitura e per reperire le colonne da utilizzare nella villa. In questo periodo l’architetto francese Clérisseau elaborò lo spettacolare progetto del giardino della villa di Sala, con resti e numerosi edifici. Papa Clemente XIII Rezzonico gli concesse la proprietà delle colonne originariamente destinate al tempio della Concordia in Roma. Le colonne, visibili tutt’ora sono di moltissimi materiali diversi:

– Granito rosa

– Granito violetto

– Granito dell’Elba e della Mysia

– Granito della Mysia

– Granito del Foro

– Marmo pentelico

– Marmo di Carrara comune

– Marmo bardiglio

– Marmo bigio antico

– Marmo bigio brecciato

– Marmo bigio lumachellato

– Marmo di Proconneso

– Marmo cipollino

– Marmo fior di pesco

Una vera e propria meraviglia!

Nel 1769 il Farsetti ritornò a Venezia e proseguì i lavori di costruzione della villa, aumentando sempre più la quantità di denaro chiesto in prestito. Nel 1771 iniziò lentamente a cadere verso la malattia e smise probabilmente di essere abate. Nel 1772 nominò suo erede il cugino Daniele, anche perché il figlio dello stesso avrebbe potuto dar continuità alla famiglia.

Morì il 22 settembre 1774 nella sua villa a Sala.

Fonte: Loris Vedovato, VILLA FARSETTI NELLA STORIA VOL. II, Mazzanti Editori, 2004

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